Il fascino dell’Officina Profumo – Farmaceutica di Santa Maria Novella.

In lana, lifestyle, mostre, museo, profumi, turismo

un’Aristocrazia dei sensi: in queste sale si respira profumo e storia, gli occhi vengono inondati dal bello, si tocca una tradizione di oltre 400 anni sempre declinata all’attuale, si assapora la cultura, si ascolta l’eco dei propri passi in sale che raccontano la storia di un’azienda davvero unica. Radicata a Firenze ma dal respiro internazionale, è oggi, più che mai, un epicentro di eleganza che danza sulle note di alchimie che affondano le proprie radici nel 1.200. Magia, storia, tradizione, innovazione, profumo, essenze. tutto Sotto l’egida medicea: ecco l’Officina Profumo – Farmaceutica di Santa Maria Novella.


Entrare nell’Officina Profumo-Farmaceutica di Santa Maria Novella significa entrare nella quintessenza fiorentina. Avere l’onore di percorrere quei locali, magari accompagnati da Gianluca Foà, direttore commerciale e cicerone d’eccezione come è capitato a me, significa  restare abbagliati da quel crogiolo di savoir faire continuamente rinnovato fatto di gesti e sensibilità, ascoltare il suono dei propri passi nelle sale affrescate, rimanere esterrefatti da quel cortocircuito tra storia e rinnovamento: è un’esperienza che coinvolge tutti i sensi. È per questo che l’Officina Profumo-Farmaceutica di Santa Maria Novella è un microcosmo sospeso sulle note fiorentine, pendolando continuamente tra un’eleganza medicea ed il panorama del lusso internazionale contemporaneo.

Sala Vendita Santa Maria Novella

L’Officina Profumo-Farmaceutica di Santa Maria Novella, oggi, sotto la direzione di Eugenio Alphandery, è più di un’azienda, più di un museo, più di una sede storica, più di un esempio di come la tradizione, la cultura ed il rispetto per il passato possano essere tradotti in una formula di successo che non teme rivali: l’Officina è un microcosmo che si distende lungo le note musicali delle essenze per creare delle armonie. È un’aria raffinata quella che veleggia nel loro pentagramma di storia e di tradizione. È un’incantevole parentesi profumata, festosa e che abbaglia per la sua continua bellezza.

Antica Spezieria di Santa Maria Novella

Camminare per quegli ambienti storici è come ascoltare una pièce composta su un pentagramma storico ma continuamente reinterpretato con gli occhi dell’oggi. Perché, in fondo, questo è il segreto: 400 anni di storia, di savoir faire, di gesti e di alchimie, sono coniugati con l’attuale e sono conservati, tesaurizzati, valorizzando la cultura di luoghi e di tradizioni.

Angelo di Santa Maria Novella

Sarà un caso che il mecenatismo fiorì proprio a Firenze?

volta della Sagrestia di Santa Maria Novella


essenze di storiacontrocampo di Santa Maria Novella

Quattro le date più importanti da ricordare per ripercorrere, seppur brevemente, le tappe di questa realtà fiorentina. Partiamo dal 1221, anno in cui i frati domenicani arrivarono a Firenze, stabilendosi nella zona occidentale della cittadina di quel tempo, a Santa Maria Novella, che regalava il nome e l’effigie a questa zona della città. I domenicani portarono la tradizione dell’hortus conclusus, la coltivazione di erbe officinali che poi si trasformavano in medicamenti, usati nella loro piccola infermeria nel convento adiacente.

Olivo del giardino di Santa Maria Novella

Velocemente, la bravura dei domenicani nell’arte dell’alchimia, dell’erboristeria e della profumeria fu ben presto riconosciuta ed apprezzata in tutte le corti e, soprattutto da Caterina de Medici che, nel 1533, sposerà il futuro re di Francia. Caterina, la nipote di Lorenzo il Magnifico, fu l’ambasciatrice dell’eleganza italiana in Europa, portando in Francia usi e costumi cittadini medicei presso la raffinata corte d’oltralpe; andata in sposa a soli 14 anni, proprio grazie ai frati di Santa Maria Novella, introdusse in Francia l’uso del profumo, già sdoganato in Italia ma poco conosciuto a Parigi.

Liquori Santa Maria Novella

Intanto, l’Officina era divenuta ormai famosissima e così, nel 1612, si decise di aprire al pubblico la Farmacia che, con Fra’ Angiolo Marchissi come direttore speziale, ricevette il titolo di Fonderia di Sua Altezza Reale. Ormai l’Officina era divenuta sinonimo di profumi, balsami, medicamenti, liquori, digestivi ed altre alchimie non solo in Europa ma anche nelle indie, in Cina, in Russia. Nel 1866 si aprì un altro capitolo della storia dell’Officina: l’esproprio da parte del Governo dei beni della Chiesa; tuttavia, lo Stato concesse l’Officina al nipote dell’ultimo direttore dell’Officina, Cesare Augusto Stefani che acquistò l’azienda, portandola avanti per quattro generazioni sotto la guida della stessa famiglia.

Acqua di Colonia Santa Maria Novella

In realtà, la storia dell’Officina è raccontata dalle sue sale e dai suoi prodotti, molti dei quali ancora oggi riproposti: l’Acqua della Regina, oggi chiamata Acqua di S.M. Novella – Profumo, studiata per Caterina de Medici, il Liquore Mediceo, l’Alkermes, l’Elisir di China, l’Aceto dei Sette Ladri e l’Acqua di Santa Maria Novella (meglio conosciuta come l’Acqua Antisterica che deriva dall’erba di Santa Maria) sono tutte tracce di un patrimonio di ricette, pozioni ed alchimie, proposte sino ad oggi.


Il nostro tour

Ma sono anche le sale che si alternano in Santa Maria Novella a raccontare la storia di quei locali. Esedre, stucchi e volte accompagnano i passi e gli occhi del visitatore, quasi tramortito dalla perfezione dei dettagli.

Ingresso in blu di Santa Maria Novella

La colossale Sala di Vendita, che era una delle cappelle del convento, sulla quale si affaccia un’esedra del piano superiore – riservato alle riunioni ed agli uffici – aiuta il visitatore, con la sua simmetrica bellezza, a riprendere il fiato dopo essere stato tramortito dal fasto dell’ingresso all’Officina, un lungo corridoio ed una saletta più piccola con la volta azzurra tempestata di gigli. Nella sala è possibile osservare, provare, acquistare prodotti per la cura e l’igiene del corpo, coadiuvati da deliziose assistenti alla vendita, disseminate in tutta la sede, colte, raffinate, plurilingue e che riescono, soprattutto, a trasmettere la cultura di quel luogo e di quei prodotti.

Bancone prodotti prima sala di Santa Maria Novella

Viso, corpo, ma anche solari, igiene orale e prodotti per i capelli sono pronti dinanzi ai visitatori. La sala ospita anche il vasto ventaglio di acque aromatiche ed acque di colonia dell’Officina; tra le prime spiccano l’Acqua di Erba di Santa Maria, che rinfresca la pelle quando è irritata dal sole o da altri agenti atmosferici; l’Acqua di Fior d’Arancio, profumata e tonica; l’Acqua di Gigli, perfetta per le pelli grasse ed impure; l’Acqua di Maggio che unisce iris, rosa e ginestra, l’Acqua Soave, è vitalizzante grazie alle essenze agli agrumi ed infine la famosissima Acqua di Rose, tradizionale preparato a base di assoluta di Rosa centifolia. L’arcobaleno delle acque di colonia invece si compone di numerose proposte olfattive, ognuna frutto di una sinfonia ben precisa, tra cui la celeberrima Acqua di S. M. Novella – Profumo, la fragranza più antica della maison fiorentina, che fu commissionata da Caterina de Medici ai frati domenicani in occasione delle sue nozze con Enrico di Valois: a base di bergamotto, è l’unica fragranza che non si identifica come acqua di colonia bensì come profumo.

Essenze in bottiglia di Santa Maria Novella

Si passa poi nella Sala Verde, utilizzata inizialmente per accogliere i clienti più importanti. Qui sono adagiate altre meravigliose creazioni dell’Officina: i Pot-pourri (di cui abbiamo parlato anche qui) e le lavande nei loro esclusivi sacchetti di seta, le tavolette di cera, rose vere che, con un trattamento ad hoc, riescono a durare tre anni sotto la loro campana di vetro, pochettes, borse ed anche la Carta d’Armenia che, bruciando senza fiamma, sparge i suoi profumi di essenze orientali nelle quali è imbevuta e che è conservata in incantevoli scatolette, tutte realizzate a mano da un artigiano fiorentino.

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Perché, un’altra caratteristica dell’Officina Santa Maria Novella è quello di perseguire la filosofia della prossimità, della collaborazione con gli artigiani di quei luoghi, come una vera e propria bottega rinascimentale che, non a caso, vide Firenze come protagonista.

Reparto_Antiche Preparazioni_confezionamento Pasticche di Santa Maria Novella

Sullo sfondo del giardino del chiostro domenicano, dal quale penetra la luce rarefatta filtrata dalle grandi finestre, la Sala Verde è impreziosita da importanti opere artistiche che riecheggiano della storia dell’Officina: l’effigie domenicana, che presenta uno scudo bianco e nero, ovvero i colori degli abiti dei monaci domenicani (il bianco ad indicare la purezza, il nero la penitenza) con il simbolo del volto di Cristo sotto forma di sole, guarda un’altra effigie, dalla parte opposta della sala, che rappresenta San Pietro Martire, incorniciato dalle spire del serpente di Esculapio e sormontato dalla corona con il giglio ducale dei Medici, la cui presenza è rafforzata dai loro sei bisenti. Questa raffigurazione ricorda il momento in cui, nel 1612, Angiolo Marchisi, che fu molto attivo durante l’epidemia, fece ricevere all’Officina, il titolo di Fonderia da Sua altezza reale.

dettaglio con Mezzobusto di Santa Maria Novella

Dalla Sala Verde ci spostiamo nella zona più antica, l’antica spezieria, oggi l’Erboristeria. Questa era l’ingresso iniziale all’Officina, al quale si accedeva direttamente dal chiostro domenicano attraverso uno scalone artistico, impreziosito da angeli all’entrata.

In questa saletta, con i mobili originali in stile gotico e dal soffitto decorato da festoni, vengono conservati e riproposti liquori, soluzioni erboristiche, tra cui l’Alkermes, la cui ricetta di Fra’ Cosimo Bucelli, l’allora direttore dell’Officina, risale al 1743; l’Elisir di China, prodotto a base di corteccia dell’albero di China che ha proprietà febbrifughe e antimalariche; l’Elisir di Rose, composto con l’essenza della rosa maggese, chiamata così perché fiorisce solo a maggio; il Liquore Mediceo, composto da dieci erbe, creato in onore dei Medici; la Liquirizia di Santa Maria, che unisce l’erba di Santa Maria, impiegata dal 1612 come ingrediente dell’Acqua e delle Pasticche dell’Officina con la liquirizia Amarelli (abbiamo parlato della Liquirizia Amarelli qui).

Composti sul bancone di Santa Maria Novella

In questi scaffali trovano spazio anche gli integratori come l’Antica Spezieria, il Biancospino, il Cardo Mariano, l’Ananas, la Valeriana, il complesso Baby relax e molti altri preparati uniscono l’eccellenza dell’Officina con gli antichi rimedi degli speziali domenicani. Non possono mancare, in questa carrellata: l’Acqua di Santa Maria Novella, che ripercorre la formula dell’ “acqua antisterica” del 1614 ad opera de frate Angiolo Marchissi; l’Acqua di Melissa che, ancora oggi, viene preparata seguendo la ricetta originale del 1690 di Fra’ Paladini; l’Aceto Aromatico, da annusare, chiamato “Aceto dei Sette Ladri”, la cui storia è legata ad una terribile epidemia di peste tra il 1628 e 1631 e che la leggenda vuole fosse utilizzato da sette ladri, ognuno dei quali conosceva un componente ed ignorava gli altri sei, permettendo loro di saccheggiare i malati senza essere contaminati; i Sali di Lavanda, anch’essi molto in voga nell’antica farmacia ed anch’essi solo da annusare; le Pasticche di Santa Maria Novella, digestive e calmanti grazie ad un mix di essenze ed erbe, tra cui l’erba di Santa Maria o balsamita.

Acqua isterica di Santa Maria Novella

Dalla parte opposta, sempre passando per la fastosa Sala Verde, gli occhi accolgono, quasi impreparati, lo spettacolo della Sagrestia dipinta da Mariotto di Nardo, con affreschi che raccontano la passione di Cristo.

Sagresstia di Santa Maria NovellaGrazie ad un restauro voluto dall’Officina, Daniela Dini, attraverso un’innovativa tecnica ad impacchi di ammoniaca, è riuscita a riportare in auge i disegni iniziali di questi ambienti, liberandoli sia da rimaneggiamenti intervenuti nell’Ottocento che avevano coperto gli affreschi originali, sia dai danni dell’esondazione dell’Arno che riempì, per molto tempo, il locale.

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Siamo poi passati per gli ambienti museali legati alle antiche macchine di una volta: un’impastatrice, una taglierina ed una serie di forni per la distillazione ma anche un esempio di iris fiorentino, specie di iris detta anche iris pallida, preziosissimo esemplare lavorato dall’Officina: basti pensare che sono necessari ben tre anni di attesa per la sua fioritura in quanto è una specie spontanea e, dopo una serie di processi complessi, serve una tonnellata di questo fiore per avere un litro e mezzo di essenza!

Angolo dei Fiori di Santa Maria Novella

Scendendo nei locali delle antiche cantine è possibile entrare nella dimensione rarefatta ed affascinante del Museo che contiene i vasi officinali di ceramica di Montelupo, decorati secondo lo stile del tempo, utilizzati dagli speziali per conservare i propri preparati.

Ceramiche di Santa Maria Novella

In questi ambienti, protetta dalle teche, è possibile anche ammirare la bottiglia Fiorentina (si dice che sia progettata da Leonardo da Vinci) con un meccanismo, ancora oggi usato, che permetteva di separare l’acqua dagli olii essenziali. E per i bibliofili, come non restare incantati davanti a due volumi antichi ed originali: il primo, degli speziali, che conserva le ricette e le alchimie erboristiche; il secondo, l’erbario, concentrato maggiormente sulle innovazioni in orticoltura.

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Ma non è finita qui. Abbiamo avuto il piacere di poter visitare i piani dedicati agli uffici ed alle sale riunioni, utilizzando un ascensore – ricavato in un’intercapedine – che, salendo, dà la possibilità di scorgere ulteriori affreschi palesatisi durante i lavori di restauro, per poi arrivare in un piano con una vista spettacolare sul chiostro domenicano. Qui, in un amplissimo spazio dal gusto moderno, è possibile anche ammirare, attraverso l’esedra, la Sala Verde mentre, guardando in alto, l’attenzione viene catalizzata da un particolarissimo lucernario.Infatti, salendo ancora di un piano, si arriva nel sottotetto della struttura, nel quale è possibile assistere ad un’opera di conservazione e di ingegneria affascinante: le cupole di San Nicolò sono state messe in saldo con delle tensostrutture e lunghe strisce in fibra di carbonio applicate ai muri del sottotetto ed alle cupole per prevenire crolli dovuti a piccoli terremoti o cause strutturali, aumentandone la stabilità. Anche i tetti dell’Officina sembrano raccontare una storia fatta anche di responsabilità sociale d’impresa per la salvaguardia dei beni culturali.

Tensostruttura sottotetto Santa Maria Novella

Dopo tutti questi stimoli, è necessario un momento di relax. In soccorso ecco la delicatissima Tisaneria dell’Officina, uno spazio gradevole, raffinato e vagamente retrò, nel quale, circondati dalle bellezze della sede, è possibile assaporare ed acquistare thé e tisane dagli incroci sensoriali più raffinati sia in astucci, sia in ricercate confezioni di vetro, degustare una crostata (deliziosa quella alla marmellata di arance amare del giardino dell’Officina) o una torta fatte in casa oppure deliziarsi con i cioccolatini dell’Officina, declinati in diverse essenze: gelsomino, rosa, complesso di menta, alkermes, mandorla, china e liquirizia.

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L’Officina Santa Maria Novella, oggi

Realtà dinamica che ha fatto dell’enorme patrimonio a sua disposizione il carburante per innovare, l’Officina Santa Maria Novella è sempre in fermento.

Pot-puorri sacchetto in seta di Santa Maria Novella

Le sue sale ospitano continuamente eventi culturali e presentazioni di libri, come “Viaggio a Firenze, di William Shakespeare”, roadshow di format televisivi d’oltreoceano, celebrazioni delle relazioni tra Firenze e Kyoto (in occasione del cinquantenario è nata anche un’Acqua di Colonia ad hoc).

Reparto Liquori_imbottigliamento di Santa Maria Novella

L”Officina è tra i soci fondatori dell’Unione delle Imprese Storiche Fiorentine che, nel 2012, è divenuta Unione Imprese Storiche Italiane con la Presidenza di Eugenio Alphandery il quale è anche il primo Presidente dell’Associazione Amici delle Ville e dei Giardini Medicei, riconosciuti come Patrimonio Mondiale dell’UNESCO. Già, perché l’Officina Santa Maria Novella ha un rapporto molto stretto con questo patrimonio: adagiato sulla Villa Medicea della Petraia nasce il Giardino di Santa Maria Novella, 15000 metri quadri che riecheggiano la tradizione domenicana dell’hortus conclusus, nel quale sono coltivate molte specie botaniche rare e preziose, altro grande patrimonio dell’Officina.

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Sensibilità da parte dell’Officina Santa Maria Novella non solo nei confronti della cultura e della manutenzione del patrimonio storico artistico ma anche nel sociale: è per questo che l’Officina sostiene la Fondazione “Tommasino Bacciotti onlus” che, attraverso il progetto “Amico di Tommasino“, mette a disposizione delle famiglie che si recano all’ospedale pediatrico Mayer appartamenti e mini appartamenti a titolo gratuito.

Reparto Cereria_tavolette di Santa Maria Novella

Amati dal jet set di tutto il mondo i prodotti sono distribuiti con negozi in Europa, Americhe, Asia ed Australia: ogni boutique è una piccola ambasciata di queste atmosfere tipicamente fiorentine, uniche ed irripetibili. Come un re Mida, ogni cosa che l’Officina sembra toccare viene pervasa dall’allure ricercata, come nel caso dell’ultima collaborazione dell’Officina, l’Acqua di Colonia Lana, che nasce dalla collaborazione tra Santa Maria Novella ed il noto marchio Ballantyne che, per l’occasione, ha lanciato la sua capsule collection “Sport Intarsia” A/I 17/18. Il profumo immerge chi lo indossa nella sensazione di affondare le mani nella lana, materiale paradigmatico di questo marchio storico che ha fatto del cachemire scozzese un must che è stato reinterpretato dai nasi della maison fiorentina per questa collezione olfattiva, conservata in preziose boccette in puro stile Officina Santa Maria Novella dall’edizione limitata in 3533 bottiglie, ovvero la somma degli anni di fondazione di questi due marchi.

Reparto Acque di colonia Santa Maria Novella


Con Santa Maria NOvella le essenze non sono che l’apoteosi di un crogiolo fatto di storia, cultura ed innovazione. il Recupero delle antiche ricette speziali fa rima con nuove creazioni che affascinano il mondo del lusso internazionale. In un’incomparabile cornice fiorentina, in ogni passo ed ogni sguardo risuona una marcata eco medicea, raffinata e ricercata. tra le pagine della storia, un patrimonio di conoscenze e di arte viene continuamente coniugato con i trend di oggi. cultura e responsabilità sociale fanno da sfondo a prodotti che racchiudono ricette ed alchimie antiche, eppure sempre affascinanti. eleganza, buon gusto e classe per quest’azienda che è più di un’impresa, bensì una delle rappresentazioni più alte del vero made in Italy, In un’orchestra di petali ed essenze, in un’alchimia del buon gusto, tra savoir faire e savoir vivre tipicamente fiorentini, per regalare, con ogni sentore profumato, un po’ di joie de vivre . perché: “Chi vuole esser lieto, sia, di doman non c’è certezza” (Lorenzo de medici).