Francesca Nori: sperimentazioni made in Italy per accessori bio

In accessori, giovani, innovazione, moda, scuole di moda

Ha 22 anni ed ha inventato una particolare tecnica che le permette di rendere anche la buccia di un ananas cool. Come solo la grinta creativa e limitless dei giovani può suggerire, è uno dei talents dell’Accademia Costume e Moda di Roma. Unendo artigianalità, sperimentazioni sui materiali organici di scarto ed innovazione stilistica, è una delle promesse del Made in Italy: stiamo parlando di Francesca Nori.


Scarti di frutta per creare nuove texture per il futuro prossimo. Sperimentazione estetica ma sensibile all’ecosostenibilità ed al riciclo. Irregolarità e continua sorpresa per rispondere all’asfissiante perfezione della moda ed alla voglia di qualcosa di sempre unico. In un mondo veloce e cronicamente global, i suoi accessori hanno un DNA tribale. Perché anche questo è lo stile dei millennials. E non solo, sicuramente.

Shooting Francesca Nori

Classe 1994, di Bracciano, incantevole località romana, Francesca Nori ha nel sangue la verve artigianale della lavorazione del ferro, così come della sartoria, ereditata dalla famiglia, in un cortocircuito creativo in lei confluito, giunta alla quinta generazione della famiglia Pomponi-Nori, come mi spiega lei stessa:

Francesca Nori al lavoro

Ho avuto la fortuna di nascere in una famiglia di artigiani, io sono la quinta generazione della famiglia Pomponi – Nori. Dal mio trisavolo, Pomponi Pericle specializzato nella tempra e nella saldatura del ferro (a quel tempo non esisteva la saldatura come la intendiamo oggi: lui era famoso per l’utilizzo di una particolare miscela, di sua invenzione, fatta di avanzi di ferro e altri componenti per l’appunto segreti), alla mia bisnonna, Maddalena Pomponi, sarta militare, a mio nonno, Enzo Nori sarto militare anche lui, a mio padre, Marco Nori fino a me.

Francesca Nori al lavoro

Un imprinting tra stoffe, velluti, divise ma anche materiali diversi da fondere e creare: sarà per questo che Francesca Nori è così materica? Sicuramente è creativa, come ha già dimostrato sulla passerella del Talents Fashion Show dell’Accademia Costume e Moda di Roma:

Le mie forti radici familiari volte al costume e all’artigianalità e la mia passione per gli accessori sono state le motivazioni che mi hanno spinto a frequentare una scuola come l’Accademia Costume e Moda di Roma, la cui filosofia è, da sempre, lo studio contemporaneo sia della moda che del costume, permettendomi così di spaziare in questi due mondi: uno, quello appartenente da sempre alle mie radici e l’altro completamente nuovo per me.

Accessori belli, eleganti, decisi e definiti per una nuova frontiera del lusso, unendo inventiva, tradizione artigianale ed il gusto per il pezzo unico, come mi spiega Francesca:

Gli outfit provengono da una rielaborazione di quella parte di cultura africana tribale, legata ai segni del corpo,ed alle scarnificazioni, alle quali ho unito l’artigianalità e il made in Italy della lavorazione a mano della pelle.

borsa con Ananas Francesca Nori

Sperimentazione: parola d’ordine della sua collezione Fruit Leather che ha sfilato nella cornice capitolina. Un tripudio di accessori, un centrifugato di frutta e lusso un po’ tribale, di velluti, passione di famiglia da sempre ed un mix di curiosità e certosina manualità artigianale per una proposta ardita, coraggiosa e, finalmente, innovativa:

Francesca Nori dettaglio con Ananas

Ho realizzato alcune delle borse e scarpe con una rielaborazione personale della antica tecnica cosiddetta a tintura “diretta o a riserva”. Un’antica tecnica artigianale di stampa, praticata ancora oggi, sopratutto in Africa, da alcune tribù tribali (tema a cui mi ispiro): Yoruba in Nigeria, Soninke, e Wolof in Senegal.”

scarpe con lacci Francesca Nori

Io invece ho sperimentato una mia tecnica che mi permette di creare queste macchie in maniera diversa, anche su un differente materiale quale il velluto che proviene dagli scarti della mia azienda di famiglia. Attraverso la mia lavorazione artigianale sono riuscita a dar loro anche un aspetto che si avvicina molto ad un concetto di lusso per la morbidezza ma anche per l’effetto lucido che caratterizza il materiale.

dettaglio della scarpa Francesca Nori

L’altra parte di borse e scarpe è costituita da pelle e scarti organici, come la buccia dell’ananas che si riqualifica attraverso una lavorazione che ho sperimentato: sono partita dalla necessità di evitare macerazione o l’insorgenza di batteri e cattivi odori dal materiale e, attraverso un processo di disidratazione della scorza ed un trattamento particolare, ho potuto creare inserti da cucire su borse e tomaie.

indossato scarpa con ananas Francesca Nori

Poi ho dovuto dare un contenuto moda a questi materiali di scarto alimentare e quindi sono partita lavorando prima di tutto sulla possibilità di cambiare il loro colore, attraverso l’impiego di coloranti. Lavorando il materiale nel giusto modo sono riuscita inoltre a mantenere una discreta flessibilità e malleabilità del materiale, nonché anche la possibilità di essere cucito a macchina per il montaggio su accessori moda come un qualunque tessuto delicato.

dettaglio borse Francesca Nori

Fruit Leather non è dunque un ossimoro e Francesca Nori l’ha dimostrato: riciclo, riuso, inventiva, natura; lo stile di Francesca propone una nuova chiave di lettura che dovrebbe essere ascoltata dal mondo della moda.

Borsa ananas di Francesca Nori

Ma come ti è venuta l’idea?

Come sto anche scrivendo sulla mia tesi di laurea: “Ma i rifiuti organici? Gli scarti di cibo che ogni giorno passano dalle nostre tavole ai contenitori dell’umido, non possono sperare in una nuova vita? E più provocatoriamente…. La materia organica può diventare il nuovo metabolismo della moda?”. È vero: oggi, sempre di più brand, stilisti, neo-designer ed operatori nel settore della moda ottengono nuovi materiali lavorando le polpe. Io però mi sono chiesta: “Perché non trovare un sistema per applicare alla moda ed al design anche l’impiego della parte esterna di alcuni frutti?”.

polsini Francesca Nori

Utilizzo e riscoperta dei materiali poveri nella moda: che ne pensi?

In un mondo che va sempre più veloce, caratterizzato da un forte aumento demografico e consumismo, l’utilizzo e la riscoperta dei materiali poveri nella moda credo siano una delle soluzioni che ci permetterebbe oggi di contenere l’utilizzo di tutte quelle materie, che per il forte impiego, stanno scomparendo.

macchina da cucire per Francesca Nori

Che valore ha per te oggi il made in Italy? E l’artigianalità?

Hanno un grande valore, per me, non soltanto perché provengo da una famiglia italiana di artigiani, ma perché credo che siano un punto cardine della cultura e dell’economia italiana. Se si tornasse a scommettere su questi elementi, nonostante le difficoltà, contaminandoli con i “nuovi saperi” tecnologici, l’Italia si ritroverebbe tra le mani un formidabile strumento di crescita e innovazione.

artigiano che lavora per Francesca Nori

Qual è, secondo te, il rapporto tra artigianalità ed i giovani?

Nel rispondere a questa domanda mi viene in mente un film come “The Social Network “ in particolare la frase del Rettore di Harvard: «Qui i laureati pensano che sia meglio inventarsi un lavoro che trovarne uno». Purtroppo, oggi è difficile trovare giovani disposti a svolgere lavori manuali o artigianali, in un’epoca dove la tecnologia sta prendendo il sopravvento e lavori come l’artigianato stanno scomparendo.

schizzo di Francesca Nori di una scarpa

Però c’è una piccola parte di giovani che cerca di scommettere creando qualcosa di alternativo, liberando la propria creatività e dedizione. Sono in pochi ma ci sono, i giovani, che vogliono rischiare ed intraprendere questa direzione facendo cose alternative, scommettendo su quello che altri non fanno.

La sperimentazione e l’innovazione che tu proponi, possono essere intese come le chiavi per avere successo nella moda per un giovane?

Sì, perché, rispetto al passato, oggi è stato inventato molto e noi giovani dobbiamo puntare a far entrare nella moda materiali ancora inesplorati, impegnandoci a tradurli dal punto di vista industriale, senza però far perdere quel valore di artigianalità. Anche perché, cercare di anticipare trend futuri non è il nostro mestiere?

Ci vuole anche molto coraggio: è difficile trovare qualcuno che creda nella tua IDEA e che voglia realizzare un determinato prodotto con la tua sperimentazione: ad esempio, non si erano mai cucite, prima di me, scarpe con tomaia fatta di ananas!

Quali sono i tuoi sogni nel cassetto? Quali i prossimi step della tua storia?

schizzo di ananas Francesca Nori verde acidoTanti, ma primo tra tutti il voler portare avanti questa mia sperimentazione incominciata sulla materia organica, nello specifico sulla buccia dell’ananas sia per migliorare ancora di più il mio lavoro sia perché ora trovo ancora difficoltà a farlo concepire a livello industriale, essendo uno di quei territori ancora non molto esplorati. Contemporaneamente come spesso ho opportunità di fare, ho intenzione di viaggiare molto, ma di tornare sempre, perché sono molto affezionata all’Italia, il mio paese d’origine.

UNa sferzata di vitamine di frutta per uno stile nuovo che unisce un imprinting italiano, manuale ed artigianale con la voglia di sperimentare ed innovare, con la creatività visionaria dei giovani che non hanno paura di cambiare, inventandosi il futuro, creando prospettive per se stessi e per l’italia. perché “Combinazioni inedite di circostanze chiedono regole inedite” (Charlotte Brontë).