Elisabetta Carozzi: design artistico per un alfabeto di gioielli

In accessori, design, gioielleria, vetro

 


Vetro borosilicato, acciaio e pvc per creare un alfabeto estetico. realizzazioni artigianali di gioielli, ognuno con una chiara storia da raccontare. monili di pregio e dal design contemporaneo nei quali la pulizia e la trasparenza imperano. tutto questo è “iconica”, la collezione ispirata a grandi donne, made by elisabetta carozzi.


Creatività allacciata al filo del design e della trasparenza per forgiare pezzi realizzati artigianalmente a metà tra originali gioielli raffinati ed installazioni artistiche: queste alcune delle caratteristiche di Elisabetta Carozzi e della sua collezione “Iconica“.

ritratto Carozzi

A metà strada tra design concettuale e moda d’avanguardia, ogni pezzo di questa collezione iconica potrebbe tranquillamente essere un’istallazione contemporanea in una città, ma in realtà il suo intento primario è creare un alfabeto intriso di simboli e di rimandi.

Le collane di Elisabetta Carozzi giocano con la millenaria tradizione della lavorazione del vetro, sposandole con le attuali tecniche di modellazione dell’acciaio e del PVC, realizzando monili che fanno della luce e del continuo esercizio di pulizia un must, per tentare di raggiungere il massimo della purezza e per lasciare spazio alla luce, vera protagonista delle collane.

Biancaneve Carozzi

Ogni pezzo, ogni monile, è ispirato ad una donna, alla sua storia, al suo messaggio ricomposto con un apposito alfabeto stabilito dalla designer.

Sebbene altamente concettuale, la collezione Iconica ama giocare con le sue fonti di ispirazione: a fianco di personalità come Audrey Hepburn, Frida Kahlo, Greta Garbo ed Isabella d’Este compaiono anche Madame Veuve Cliquot (sì, quella dello champagne), Carmen (la protagonista dell’omonima opera di Bizet), Biancaneve, Betty Boop e Carla Maggi, la madre di Elisabetta Carozzi che, sul sito, spiega che questa dedica è in realtà un “Omaggio alla sua persona e simbolicamente a tutte le donne eroicamente normali. Normali e speciali“.

Iconica Betty Boop Carozzi

Già, perché l’heritage familiare ha giocato un ruolo importantissimo per Elisabetta. Padre pittore, madre sarta. Passione per le cose belle e non necessariamente preziose nell’aria domestica. Capacità contemplativa per prendere ispirazione.

Elisabetta inizia come graphic designer come lavoro. Poi le circostanze la porteranno verso il design applicato:

Ho sempre amato utilizzare le mani, così come i materiali. Già quando ero designer per delle agenzie di comunicazione. piano piano mi sono avvicinata alla prototipizzazione di gadget, anche collaborando con delle realtà artigiane. Ad un certo punto ho perso il lavoro, ma l’ho vista come un’opportunità. Ho quindi deciso di realizzare cose mie, ho creato il prototipo di una collana e sono partita.

Iconica Banana Yoshimoto Carozzi

E così oggi Elisabetta distribuisce in circuiti selezionati ed artsy, come lo Store della Triennale ed il Design Store del MUDEC, entrambi a Milano, città molto presente nelle sue creazioni e con la quale intrattiene un rapporto ambivalente, per non dire pendolare:

Sono nata e cresciuta a Milano  ma ora la mia base è il Friuli Venezia Giulia. Questo continuo andirivieni mi permette di connettermi a due anime diverse: nel bene o nel male, sono affezionata a Milano, anche se ammetto che ha un ritmo frenetico che ti fagocita. Quando arrivo in città prendo il ritmo ma poi torno in Friuli, in una dimensione bucolica che ti permette delle pause mentali. Molte idee vengono a Milano, altre in Friuli: basta un pezzo di cielo!

Iconica Amelia Mary Earhart Carozzi

In “Iconica” non celi assolutamente le fonti di ispirazione.

All’inizio non ero sicura se evidenziare o meno le mie ispirazioni, ma poi ho deciso di sì. In Iconica infatti io mi ispiro e dedico le mie creazioni. Tendenzialmente, faccio riferimento a dei personaggi positivi per raccontarne la storia e devo dire che, nell’accostarmi a loro, ho scoperto delle storie davvero interessanti ed a volte poco conosciute.

Iconica Carla Maggi Carozzi

Hai creato un tuo alfabeto.

Sì, un alfabeto di donne e di elementi. Gli stessi elementi che possono essere combinati creativamente e che danno vita a composizioni completamente diverse, partendo da elementi semplici per poi trasformarli.

Iconica dedicata a Carla Maggi Milano Carozzi

Il tutto in uno stile davvero particolare.

Spesso parto dal togliere, che è l’attività per me più difficile. Quando penso ad un prototipo, inizio con la fase di scrematura per raggiungere il massimo della purezza. Per me i dettagli sono importantissimi. Ad esempio, il girocollo ha una chiusura a scomparsa che porta con sé una marcatura laser del logo, che è percettibile con il tatto e che assolve anche ad una funzione ergonomica, in quanto aiuta a capire dove si trovi l’apertura della collana. Un altro esempio è il packaging: per me è stato essenziale curarne la forma, il materiale, la morbidezza.

dettaglio Carozzi

Che materiali utilizzi?

Ho fatto molta ricerca sui materiali. Uso prevalentemente vetro borosilicato, acciaio e PVC. Tutti i miei pezzi sono lavorati da maestri artigiani, i quali possono anche partire da semilavorati ma che poi sono raffinati. Sono quindi tutti pezzi tendenzialmente unici. Certo, ci sono dei modelli, come una collana particolare che presenta una bolla asimmetrica, che invece diventano delle vere e proprie sculture, uniche ed irripetibili. Dopo il lavoro degli artigiani, io assemblo ed anche quello è un momento di alta creatività. Per quanto riguarda invece l’acciaio, io pretendo sempre che sia anallergico. Devo dire che l’acciaio è divenuto un po’ una mia cifra stilistica: lo trovo un materiale abbastanza moderno e che è più vicino al mio mondo e non a quello della gioielleria. Il PVC invece è utile perché mi permette di variare, anche con lo spessore. Nella collana dedicata a Carla Maggi, ad esempio, il PVC permette di indossarla in diversi modi.

lavorazione Carozzi

A metà strada tra installazioni contemporanee, design d’avanguardia ed accessori, si snoda un alfabeto fatto di rimandi, ispirazioni, storie da raccontare con senso estetico. tutto parte dalla voglia di rimettersi in gioco, di riproporsi e rivisitare materiali alla continua ricerca della purezza e della luce, dato che “Spesso le idee si accendono l’una con l’altra, come scintille elettriche” (Friedrich Engels).