Rubinacci: una dinastia di eleganza sartoriale

In moda, sartoria, tessuti

RUBINACCI: Sono la sartoria più grande d’Europa, dove tutto è completamente sartoriale. I loro showroom sono il tempio del vero bespoke. La loro Casa accoglie clienti internazionali a Napoli. Portano avanti il culto del buon gusto dei gentlemen. Hanno creato la giacca napoletana, sfidando Savile Row. E con Luca, il gusto si reinventa continuamente.


L’impeccabilità quasi ossessiva dietro ogni dettaglio. Sapienti mani che cuciono, tagliano, rifiniscono, prendono le misure di clienti internazionali, spesso amici, quasi sempre segretissimi, nomi blasonati ambasciatori dell’eleganza sartoriale Rubinacci. Completi, capispalla, camicie, papillon. Ma anche cravatte e pochette. Indimenticabili braccialetti. Ecco di cosa è fatto il mondo Rubinacci.

Luca Rubinacci in azzurro

Napoli, Milano, Londra e Tokyo. Queste le città scelte dai Rubinacci per portare alto il valore del made in Italy sartoriale e partenopeo. Ma tutto parte da Napoli, dove oggi Rubinacci è presente nello storico Palazzo Cellamare, nel cuore della città partenopea.

Affacciato sul salotto della città, maestoso nel suo DNA nobiliare degli inizi del Cinquecento, il Palazzo incornicia perfettamente le creazioni Rubinacci, da sempre legate al mondo dell’arte e dell’aristocrazia partenopee.

Luca Rubinacci a Palazzo Cellammare

Dall’arte alla sartoria dell’aristocrazia: le basi

Negli anni Trenta, il nonno di Luca, il papà di Mariano, Gennaro detto Bebé era mercante d’arte, a Napoli. Così spiega Luca:

A Napoli in quegli anni c’era molta aristocrazia ed i nobili con i quali mio nonno si interfacciava continuamente gli chiedevano dove si vestisse. Così, lui portava la nobiltà presso i suoi sarti e, nel 1932, gli venne in mente l’idea di creare la London House: i migliori sarti napoletani in un unico luogo, per l’aristocrazia internazionale di Napoli. Spesso i sarti non erano in grado di interfacciarsi con i clienti dell’epoca. E questi ultimi con i sarti. Così mio nonno faceva da tramite. Era un hobby, per lui, ed è per questo che non legò ancora il cognome di Rubinacci, legato al mercato dell’arte, alla sartoria.

rubinacci_giacca_bianca

Andiamo avanti di una decina d’anni. Napoli risente dell’influsso della hollywood sul Tevere e della Dolce Vita e Capri diventa un fulcro di mondanità. In questo periodo avviene la rivoluzione della giacca napoletana: una giacca più morbida, con la spallina arricciata, destrutturata, che intercettava l’esigenza dei clienti internazionali che vivevano una moda più easy in quei luoghi, senza rinunciare all’eleganza. Da lì a poco sarebbe divenuta un must-to-have.

Giacca destrutturata di Rubinacci

 

Nel 1945 la Real Casa di Savoia ci concesse l’uso della corona. È per questo che nel nostro logo di London House abbiamo la corona, che è originale.

Negli anni Sessanta entra in scena Mariano Rubinacci. A 18 anni, pieno di innovazione nelle mani e nella testa, Mariano decide di trasformare London House in Rubinacci, continuando nell’impeccabile tradizione tramandata di maître di stile, collaborando con i numerosi sarti nell’atelier napoletano e non solo.

Mariano Rubinacci

Mariano Rubinacci e sarto

Da ieri si passa ad oggi, alla terza generazione con Alessandra, Chiara e Luca. La prima impegnata nella gestione dell’atelier napoletano e di Casa Rubinacci, ovvero una villa con sette suites a disposizione dei clienti Rubinacci che si trovano a Napoli in vacanza: con una “bespoke week”, il cliente soggiorna, si fa prendere le misure da un sarto Rubinacci ed in una settimana fa due prove in modo da poter ricevere l’abito a casa propria; Chiara è ambasciatrice di famiglia a Londra; Luca è adagiato nel quadrilatero milanese, in via Montenapoleone.

Mariano e Luca Rubinacci

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E con Luca l’innovazione continua.

Luca Rubinacci a Milano

Con la passione della vela (a livello professionale) nel sangue, già a sette anni bazzicava per i laboratori sartoriali. Esperienze a Savile Row ed a Como, per toccare con mano le tecniche britanniche e la meravigliosa seta comasca, Luca Rubinacci ha sicuramente portato una ventata anglofona e, soprattutto, molto colore nel regno Rubinacci.

Ho sempre amato sperimentare. Poi, pian piano, i clienti di mio padre mi vedevano nell’atelier ed hanno iniziato a chiedermi dei consigli sul mio stile.

Luca Rubinacci in Fiat 500

Con la sua passione per l’innovazione ed i colori inizia ad intercettare i gusti dei clienti. Compare tra le foto di Scott Schuman. Un’icona di stile per caso che ha deciso di interpretare con la propria faccia il brand:

Sì, mi ero reso conto che si era arrivati ad un punto nel quale dietro ogni brand non c’era una persona. Pensa che Valentino, invece, andava lui direttamente a Parigi a vestire. Quindi ho deciso di “metterci la faccia”.

Luca Rubinacci con giacca

E così Luca inizia a girare il mondo, organizza i trunkshow ed è seguitissimo su Instagram, dal quale dispensa anche consigli di stile (ma anche su come si prepara un ottimo caffé napoletano) per gentlemen a tutti i suoi follower con dei minivideo:

 

Pensa che i minivideo, una specie di gentlement tips, sono apprezzati anche dai ragazzi che mi scrivono e che si entusiasmano quasi increduli quando, ad esempio, mi trovano nello show-room.

Quindi l’artigianalità c’è ed è apprezzata?

Certo, l’artigianalità c’è e ci sarà sempre. Io ricevo continuamente tantissimi CV di sarti che vogliono lavorare con noi. Il buon gusto invece è un’altra cosa. Prima, tutti andavano dal sarto, era una mentalità delle persone ed il buon gusto era imperante.

spalla-della-giacca

Il segreto del successo di Rubinacci, quindi, sta dunque nella continua commistione tra artigianalità, sartorialità con il buon gusto:

Noi Rubinacci non siamo stati mai sarti, non sappiamo fare i sarti, ma abbiamo i migliori sarti.

Artigiano che crea un'asola Rubinacci

Non è un caso che, sin dalla sua fondazione, la dinastia Rubinacci ha avuto come imprinting quello di essere capaci di guidare l’artigianalità e la sartorialità attraverso le strade, talvolta chiaroscure per alcuni, del buon gusto. E così la tradizione continua e si rinnova.

E dunque, un’idea regalo da parte di Luca Rubinacci?

Sicuramente le nostre pochette. Sono ancora orlate a mano. Qualsiasi gentleman le porterebbe.

E quale il tessuto preferito?

Senza dubbio l’Hopsack. È un classico, non si stropiccia ed è indistruttibile.

 

Così, tra tips e forbici, Metro da sarto e selfie, in rubinacci si continua ad innovare. ieri con la Giacca, oggi con i Colori, domani chi lo sa. Ma sicuramente portando alto il valore della sartorialità e del buon gusto senza tempo. perché È molto più facile essere un eroe che un galantuomo. Eroi si può essere una volta tanto; galantuomini, si dev’esser sempre” (Luigi Pirandello).