Amarelli: deliziose radici della tradizione

In Libri, liquirizia, museo, territori, turismo

Nere, squisite, eleganti. Conservate in meravigliose scatolette dal sapore retrò, eppure così contemporanee. Apprezzate in tutto il mondo, amate da artisti, cantanti e celebrità. Raccontate nel Museo della Liquirizia, secondo solo a quello della Ferrari per l’affluenza. Radicate profondamente nella splendida Rossano. Declinate in tantissime varianti, uniche ed inusitate. Sono le liquirizie Amarelli, sospese fra tradizione e sperimentazione, portando il nome della dinastia della liquirizia.


Belle. Sì, perché, innanzitutto, le liquirizie Amarelli sono belle. Stilose, raffinate, divertenti, eleganti. Tanti piccoli pezzetti di design da gustare, affondando nel loro tipico gusto tradizionale, dolceamaro, deciso, inconfondibile, oppure cimentandosi nelle inusitate sperimentazioni che hanno accostato, con l’aiuto di chef, questo ingrediente, essenzialmente radicale, ad ottimi cortocircuiti culinari. Ma le liquirizie Amarelli sono anche un sinonimo tangibile di una ferrea cultura d’impresa, di una bella saga familiare, di un prodotto semplice e sofisticato, di massicce radici di un territorio non dimenticato bensì valorizzato con garbo, strategia e cultura, in un meraviglioso museo.

Una storia, quella degli Amarelli, che intreccia le sue profonde radici con territorio, cultura, arte, innovazione, imprenditorialità, sorrisi, lungimiranza, e che parte dal 1731 anche se, molto probabilmente, Amarelli è associato alla radice della liquirizia già dal 1500. Ma è dunque un caso, verrebbe da chiedersi, che “Amarelli” ricordi un po’ quel gusto dolceamaro della liquirizia, alla quale questo nome è sempre stato legato? Nomen omen.

Sede storica Amarelli

Le radici di quel gusto irripetibile

La liquirizia, in fondo, è dolce. Lo suggerisce anche la sua etimologia greca ed ha sempre destato enorme interesse per le sue proprietà: è antinfiammatoria, è tonificante, è sicuramente energizzante la nostra réglisse, come viene chiamata in francese, ed ha un rapporto privilegiato con la Calabria, che ne è il territorio prediletto: secondo l’Enciclopedia Britannica, nella punta dello stivale cresce la migliore liquirizia.

Amarelli Medaglie

Un tocchetto rustico, oppure un suo nerissimo confetto, entrambi così cari ai nostri nonni e genitori, sorprendono sempre per quel loro sapore ineguagliabile, destando sempre un po’ di sorpresa. Così come è sorprendente che la pianta della liquirizia sia così flebile, sottile, tenue; ma non lasciatevi ingannare: le sue radici sono così profonde e forti che, in passato, si credeva arrivassero sino agli inferi.

Misteriosa la nostra piantina di liquirizia che, un po’ come un iceberg, non svela quel che ha al di sotto. Fragile ma tenace, come una ginestra, è talvolta infestante e difficilmente coltivabile, un po’ come l’edera di Alessandro Magno il quale, dopo aver conquistato mezzo oriente ed innamorato di questa piantina verde sconosciuta in occidente, dovette piegarsi alla sua pertinacia e rinunciare alla sua coltivazione. Ma non divaghiamo.Amarelli Arlecchino

In effetti, dal problema della presenza di una pianta infestante e coriacea, i proprietari terrieri, tra cui i baroni Amarelli, già dal 1500 capirono che potevano trarne profitto, trasformando questa difficoltà in opportunità: dato che la liquirizia doveva essere estirpata, perché non usufruire di questa preziosa risorsa? E così si iniziò a sdoganare la liquirizia, molto utile per soldati, religiosi, cantanti ed attori, come suggerisce Giuseppe Amarelli nel suo raccolto e domestico libro “Liquirizia. Ricettario romanzato di un’insolita radice” (edizioni Rubettino), a metà tra il racconto della storia della famiglia Amarelli da un punto di vista dolce ed intimo ed una serie di ricette per coniugare questo insolito ingrediente in tantissime proposte.

Chi l’ha detto che la liquirizia è solo nera? Le mille declinazioni della radice.

Barrette Cioccolata Amarelli

Il mondo Amarelli non rinuncia a sperimentare commistioni sorprendenti e sempre conservate nelle loro meravigliose scatoline: ognuna di queste è dedicata ad un prodotto e, oggi come allora, è rimasta intatta nella grafica, riproponendo, a più riprese, le campagne pubblicitarie Amarelli, con quel gusto retrò che oggi fa impazzire tutti.

Bianconeri Amarelli

Pronti per una breve carrellata?

Bene. Partiamo dalle basi: le liquirizie, fresche, freschissime, dolcemente amare, da provare nella loro versione Spezzata e Spezzatina per gli amanti del vero gusto puro e, per gli incontentabili, la versione “Black Label“, la quintessenza Amarelli, realizzata con radici iperselezionate.

Amarelli_Gran_Cru_Black_Label_Pack©_Gabriele_Tolisano_Photography
Amarelli_Gran_Cru_Black_Label_Pack©_Gabriele_Tolisano_Photography

Quando la liquirizia Amarelli si colora di bianco e non solo, nascono alcune delle icone del settore: i Sassolini, spruzzati di anice, i Bianconeri, che ricoprono con lo zucchero la liquirizia alla menta, per non parlare dell’ultima arrivata in casa Amarelli: la Colorizia, ovvero una liquirizia morbida addolcita con l’anice e colorata naturalmente.

Sassolini Amarelli

La costellazione Amarelli continua poi con varietà gommose (all’anice, all’arancia, alla violetta ed al limone) ed aromatizzate, come le Favette alla menta ed i Rombetti all’anice, passando per le Caramelline.

Ma siamo solo all’inizio.

La fantasia (che non manca) degli Amarelli ha fatto entrare in contatto la celeberrima radice con il nettare degli déi e da questa commistione nascono i Confettini di cioccolato (al latte) alla liquirizia, i preziosi Chicchi di liquirizia e cioccolato fondente e le allettanti Barrette di cioccolato e liquirizia.

E che dire della birra (bionda o nera) alla liquirizia, della grappa alla liquirizia o del liquore alla liquirizia realizzato in partnership con Strega Alberti?

Ma perché fermarsi qui? Ed allora sono nati i Riccioli alla liquirizia Amarelli, pasta di semola impreziosita dall’essenza alla liquirizia, il dentifricio Marvis alla menta e liquirizia, lo Shampoo Doccia, il Sale aromatizzato alla liquirizia ed addirittura l’Acqua di Colonia.

Molti di questi prodotti nascono dalla lungimiranza innovativa ed imprenditoriale degli Amarelli che hanno creato delle partnership per realizzare questi prodotti, come con Strega Alberti, con l’Officina Profumo Santa Maria Novella e con le Tenute Guicciardini Strozzi.

Infine, per declinare in casa i mille usi della liquirizia, il sito web Amarelli propone ulteriori ricette, sia dolci sia salate.

Le radici della dinastia della liquirizia: dal 1731 o forse anche prima.

Certo, la data del 1731 è una pietra miliare nell’architettura del mondo Amarelli perché in quell’anno viene fondato il primo concio e molta di quella magia settecentesca permane ancora oggi dato che, sebbene la produzione abbia abbracciato le moderne tecnologie e processi d’avanguardia, i profumi sono sempre gli stessi ed il metodo di produzione ruota tutt’ora attorno ad una figura chiave, quella del maestro liquiriziaio che, come un vero regista, decide il momento esatto di quando interrompere il processo di cottura dell’estratto per passare al raffreddamento: il processo di produzione della liquirizia sembra essere ancora cristallizzato sugli stessi passaggi di quella volta.

Liquirizia Rossa Amarelli Rossano

Infatti, il momento più magico che dà vita alle leccornie Amarelli, è ancorato, oggi come allora, alla maestria dell’esperienza e della tradizione. Così come magico, oggi come allora, è la roccaforte Amarelli in Rossano, ove l’azienda ha messo radici solide come quelle della liquirizia, per esplorare il mondo: già nel 1840, gli Amarelli aprirono una succursale a Napoli; nel 1919, anno emblematico per l’Europa, compaiono le scatolette di metallo, così enigmatiche e tremendamente contemporanee.

Dimora Storica Amarelli

Amarelli iniziò ad essere sempre più conosciuto ed apprezzato come marchio: nel 1987, l’azienda fu insignita della Medaglia d’Oro della Società Chimica Italiana proprio per essere stata in grado di fondere innovazione tecnologica con il suo DNA artigianale. Traguardo dopo traguardo, seguendo un tracciato fatto di innovazione, rispetto per il territorio, cultura, responsabilità sociale d’impresa insiti sin da subito in Amarelli, la loro buonissima liquirizia si impone nello scacchiere internazionale imprenditoriale ed Amarelli divenne parte integrante anche dell’AIDAF, l’Associazione Italiana Aziende Familiari, parte del network FBN (Family Business Network) e, in primis, dell’Associazione Parigina Les Hénokiens, che raggruppa un numero ristretto di aziende che appartengono in maniera continuativa ad una medesima famiglia per più di duecento anni.

Nanetti Amarelli

Nel 2001, lo slancio verso la cultura d’impresa esplode ed i battenti della dimora storica si aprono a visitatori ed al territorio per dare la possibilità di respirare la storia della liquirizia: nasce il Museo della Liquirizia. Fu un successo immediato, che valse all’azienda il “Premio Guggenheim Impresa e Cultura” nel 2001 e nel 2004 le Poste Italiane decisero di dedicare al museo un francobollo nella serie “Patrimonio Artistico e Culturale“.

Poste Italiane Francobollo Amarelli

Queste alcune delle principali pietre miliari di una storia aziendale e familiare in continua evoluzione, una cronistoria di successi e ricorrenze ricchissima che continua fino ad oggi: qualche esempio? Il premio speciale Anima per i 150 anni dell’Unità d’Italia nel 2011, il Premio Dottrina Sociale della Chiesa nel 2013 e, tra gli ultimi, il Premio Internazionale Standout Woman Award del 2016. E pensare che, come ricorda anche Giuseppe Amarelli nel suo intimo libro, nasce tutto da quella radice, succosa e prepotente, e dalla caparbietà del capostipite degli Amarelli, giunto forse dalla Savoia nella Piana di Sibari, al seguito dei Normanni, intorno all’undicesimo secolo. Ma questa è un’altra storia.

Galleria del Passato Amarelli

Pina Amarelli, tra cultura, responsabilità sociale, impresa e stile.

Pina Amarelli

Una mentalità aperta, sorridente, colta e materna, come lei. Con quel pizzico multitasking che solo le donne hanno. Certo, perché Pina Amarelli, che ho intervistato, è la regista di molti successi che l’azienda ha raggiunto, collezionando meritate onorificenze, premi e riconoscimenti, con la sobrietà e l’understatement tipici di alcune persone. Impegnatissima eppure sempre allegra e disponibile, continuamente indaffarata in un’operazione di equilibrismo tra le diverse cariche istituzionali ed aziendali: ex presidente di Les Hénokiens, Consigliere di Amministrazione della Banca Popolare dell’Emilia Romagna e di recente nominata anche Consigliere de Il Sole 24 Ore, Pina Amarelli, nel 2003, ha ricevuto dal Presidente Ciampi il titolo di Cavaliere Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica italiana per essere riuscita a coniugare cultura ed impresa, titolo seguito dalla nomina a Cavaliere del Lavoro tre anni dopo, ricevuto dal Presidente Giorgio Napolitano.

Museo Galleria della Modernità

Il Museo Amarelli è una sorta di sintesi della filosofia che lei persegue da tempo, che unisce azienda con la cultura e con la responsabilità sociale d’impresa.

Sì. È stato calcolato che il Museo è il secondo, per affluenza, dopo quello della Ferrari. Tutto è nato dalla volontà di valorizzare il prodotto nel quale crediamo profondamente e di recuperare le immagini storiche che raccontano la nostra azienda. Certo, bisogna sedurre anche i visitatori, grazie ad investimenti negli allestimenti ed in una comunicazione continua. Poi il museo è divenuto anche un volano di lavoro dato che ci ha dato la possibilità di assumere delle risorse umane specializzate in Beni Culturali che raccontano ai visitatori la nostra realtà.

Still Life Amarelli confezioni

Non posso non chiederle del vostro meraviglioso packaging. Le vostre scatolette sono delle piccole opere d’arte.

Tutto nasce negli anni Settanta. Eravamo nel pieno del rinnovamento dell’azienda e quindi dovevamo anche rivedere il packaging. Abbiamo provato anche altre forme di confezionamento come, ad esempio, le bustine. Però, sai, la scatoletta è più comoda. Pensa ad una donna ed alla sua borsa: la scatoletta permette di non far uscire nulla fuori. Sin da allora volevo che anche il packaging fosse riciclabile e così sono andata a scovare questo fornitore svizzero che, già a quei tempi, vantava di un grüne Punkt, ovvero di una certificazione verde. Poi, con l’ausilio dei nostri archivi, siamo andati a selezionare le campagne e le immagini pubblicitarie più belle ed ecco i nostri cofanetti.

Still Life Singolo Amarelli

Il mondo Amarelli è vastissimo. Qual è il prodotto al quale lei è più affezionata?

Io sono molto legata alla liquirizia, ma se dovessi scegliere uno dei nostri prodotti sceglierei il Black Label, anche se è molto divertente la Colorizia. Stavamo per lanciare questo prodotto, dedicato ai bambini perché è completamente naturale nella colorazione, ma non trovavamo il nome. Poi, un bel giorno, una delle mie nipotine, che allora aveva solo quattro anni, ha esclamato: “Una liquirizia colorata è una Colorizia!”. E così è stato.

Che emozioni suscita la liquirizia?

Beh, innanzitutto la liquirizia è qualcosa di molto bello, che rimanda al passato, un po’ alla nostalgia dei tempi che furono. È una sorta di ritorno all’infanzia per molte generazioni e spesso e volentieri i clienti mi raccontano di storie legate alle liquirizie Amarelli. Poi è un alimento naturale e questo è molto importante perché intercetta una nuova sfera di consumatori che sono particolarmente attenti e consapevoli di quel che mangiano. Pensa, ad esempio, al movimento degli Hipster e della fascia di consumatori del Nord Europa, dove la commistione tra innovazione e tradizione è particolarmente apprezzata.

Pina Amarelli al Quirinale

Certo. Ma sicuramente Amarelli è apprezzata anche da chef e da clienti illustri.

Ci sono molti estimatori, spesso grandi amici, delle liquirizie Amarelli. Per quanto riguarda gli chef, ti potrei nominare, ad esempio, Alain Ducasse, Gianfranco Vissani, Alajmo oppure Davide Oldani. Poi, abbiamo avuto come clienti Giovanni Agnelli ed una schiera di cantanti ed attori perché, sai, la liquirizia è particolarmente utile per loro. Tra questi Luciano Pavarotti, José Carreras ed ovviamente Lucio Dalla. Quest’ultimo, tra l’altro, ha sempre asserito di “viaggiare amarellato”.

Giovani, arte, artigianato, impresa e responsabilità sociale: qualche commento?

Siamo in un momento di transizione e devo dire che vedo molti giovani demotivati anche perché l’ambiente circostante spesso non li favorisce. Così sono costretti ad andarsene via e l’ambiente si desertifica. Anche per questo abbiamo deciso di investire nel Museo. Poi, l’artigianato ha un valore enorme ma molte cose si stanno perdendo. E per quanto riguarda l’arte e la cultura, sono importantissime. Sono molto attiva in Musei Impresa e devo dire che molte cose si stanno muovendo in questa direzione: pensa ad esempio ai Corporate Art Awards.

Musei Impresa è un’associazione, promossa da Assolombarda e Confindustria, che raggruppa quel patrimonio culturale, prima ancora che imprenditoriale, dei musei e degli archivi di molte aziende italiane, nel quale il patrimonio culturale ed imprenditoriale di Amarelli è uno dei protagonisti di maggior spicco.

I Corporate Art Awards, invece, sono la quintessenza del mecenatismo attuale, non facendo altro che riproporre, in chiave contemporanea, il concetto mediceo del patronage artistico, considerando l’investimento in arte come la forma più elevata di Responsabilità Sociale d’Impresa. Questo progetto si pone come hub per avvicinare ancor di più le aziende agli artisti: da un lato, sono state premiate a novembre, le aziende che hanno maggiormente investito in arte (sul podio per quest’edizione, Deutsche Bank ed Intesa San Paolo ex aequo, American Express e Shiseido), dall’altro è stata data la possibilità di esporre i propri progetti artistici e di entrare in contatto con le aziende ad artisti, nell’ambito del Luiss Creative Business Center.

Liquirizia alla Menta Amarelli

Bene. Riassumiamo. Prendete una radice di liquirizia. aggiungete storia, tradizione ed innovazione. Poi aggiungete cultura, territorio ed imprenditorialità. Inserite tutto in una meravigliosa scatoletta retrò. Amalgamate il tutto con arte e partnership. E non dimenticate di sorridere come Pina Amarelli. Forse così sarà possibile intravedere il successo della dinastia della liquirizia. Perché, in fondo “Tutto sa di liquirizia” (Ernest Hemingway).