Penelope è passata per l’Abruzzo

In museo, territori

Mari, monti, natura. Lupi, orsi, neve e sole. Profumi, ottima cucina, celeberrimo vino. Ma c’è anche un altro aspetto dell’Abruzzo che non tutti conoscono. È quello del continuo filare delle tele. Un po’ come Penelope.


Certo, si ama l’Abruzzo per una serie quasi infinita di motivi. Si può amare l’Abruzzo per quella sua continua mutevolezza che alterna paesaggi montani con marini, passando per le dolci colline verdi.

Da pochi giorni si è anche concluso il Winter Open Day della regione:

Si può amare l’Abruzzo per quel continuo scorrere sotto gli occhi delle vigne che ricamano le alture con passo costante. Oppure si può amare l’Abruzzo per la cucina. Per i trabocchi che si affacciano sul mare. Per le piste da sci. Per quell’aria dannunziana che aleggia un po’ ovunque. Per quelle inaspettate macchie di colore, schizzi dipinti a mano, che si palesano davanti agli occhi, tappeti di fiori su lunghe distese verdi. Insomma, per molte cose.

papaveri rossi d'Abruzzo

L’Abruzzo ha dato i natali ai maestri dell’ago e del filo come Tosti, Caraceni, Fonticoli, divenuti, poi, celeberrimi sarti. Tuttavia, all’interno delle case, attorno al focolare, anche le donne non sono state da meno.

La tradizione vuole che i lavori femminili vengano fatti attorno al camino e, probabilmente, le rigide temperature abruzzesi avranno fomentato quest’arte.

mani che tessono in Abruzzo

Nell’aquilano, infatti, esiste un silenzioso ma continuo filare che crea, continuamente, piccole opere d’arte, apprezzate in tutto il mondo: l’arte del tombolo.

Quest’ultimo è un merletto, lavorato in fustelli, nato nel XV secolo che vede L’Aquila e la sua provincia come il centro propulsore tanto che il turista, approdato tra le montagne circostanti, non potrà fare a meno che scorgere mani che filano continuamente il candido tessuto creando macramè e pizzi rari, esportati in tutto il mondo.

Fissare il continuo movimento millenario è un’esperienza unica, se si considera che quei movimenti sono rimasti praticamente intatti per generazioni e secoli.

Nel 1493 la Regina Isabella, in visita alla città, rimase piacevolmente colpita dalla bellezza dei merletti che avevano già acquisito una tale importanza tanto che Maria Antonietta commissionò a L’Aquila un pizzo di otto palmi per farne dono al Pontefice Pio VI, il giorno in cui venne consacrato.

tombolo abruzzese, sartoria, moda, ForModa

Il merletto italiano come patrimonio immateriale dell’Umanità? È un progetto che vede L’Aquila come capitale di questa tradizione.

Girando per L’Aquila, con il cuore stretto per la tragedia del terremoto del 2009, è ancora possibile scorgere l’alterigia del capoluogo che risale a prima di Roma, con i Sabini ed i Vestini a 721 metri dal mare. La città è un gioiello incastonato in una corona di catene montuose, sulle quali imperano la Catena del Sirente e del Velino da un lato, quella del Gran Sasso e dei Monti della Laga dall’altro.

Camminando per l’Aquila degli Abruzzi (l’originario nome del capoluogo), ci si addentra per le antiche strade e non si può non rimanere affascinati dalle innumerevoli Chiese e dalle millenarie Mura. I palazzi nobiliari si susseguono radialmente dal centro, quasi multipli della grandezza della città.

È quasi doveroso visitare il Museo Nazionale d’Abruzzo, il principale museo abruzzese, ed il Museo Archeologico di Santa Maria dei Raccomandati. Gli eventi si susseguono continuamente nella vita culturale e sportiva molto vivace nella città, grazie alla più antica università d’Abruzzo, all’Istituto Superiore di Scienze Religiose (collegato alla Pontificia Università Laterana di Roma), al Conservatorio Musicale Alfredo Casella, uno dei più rinomati scrigni musicali italiani ed infine si incontra l’Istituto di Cinematografia de L’Aquila, che ospita, continuamente, eventi con la partecipazione di premi Oscar; da non perdere anche le partite del Rugby, lo sport più amato e seguito nella città. Se possibile, non si può non assistere alla Festa della Perdonanza, tra il 28 ed il 29 agosto.

Sempre con lo sguardo fisso sul continuo filare del tombolo, si può ammirare la fontana delle 99 cannelle: la sua ripetizione quasi ossessiva riecheggia nei movimenti identici delle filatrici. La leggenda vuole che, per fondare la città, i Signori di 100 castelli dovessero costruire 100 piazze, 100 palazzi e 100 fontane ma, all’ultimo (come sempre), un casato si tirò indietro e, così, ecco svelata la numerologia ricorrente.

Tombolo d'Abruzzo

Ripercorrendo a ritroso la via del Tombolo

dopo aver rovistato in uno degli innumerevoli negozi e botteghe che incantano con mirabili capolavori di raffinatezza cesellata – come “Le Mani d’Oro” di Maria Cristina Bravi, pluripremiata artigiana – è possibile raggiungere Scanno.

Scanno in Abruzzo

Il nome del paese deriva dal latino “ scannum”, ovvero sgabello, probabilmente per la forma dello sperone di roccia dove si incastona la cittadina, come balza evidente alla vista del viaggiatore dall’autostrada A24.

Leader per la sua centenaria tradizione orafa e di lavorazione del rame (famose sono le conche di Scanno), traduce l’arte del tombolo in esclusivo copyright. Il vorticoso intreccio, perfetto e perenne accompagna il turista nella riscoperta di un centro storico perfettamente conservato, nel quale si sperimenta la peculiare edilizia scannese, le fontane, le Chiese e, ovviamente, i palazzi nobiliari.

conche di rame di Scanno

Dopo una tappa al Museo della Lana, è d’uopo tornare sull’A25 per assaporare i dintorni: le Gole del Sagittario (dove d’Annunzio ambientò “La fiaccola sotto il Moggio” del 1905), il Lago, l’Eremo di San Domenico ed infine, il Lago di Scanno, bandiera blu lagunare. Poi, perché non allungarsi a Sulmona, patria dei confetti e di Ovidio? Pare essere nata da Solimo, amico di Enea, come racconta Virgilio.

Fiori del Gran Sasso

Spostandosi verso l’azzurro del mare, è obbligatorio fermarsi a Penne, dove il tombolo lascia il passo al puro ricamo.

Penne, “pinna” in latino, capitale dei Vestini prima, dello stato Farnese poi, è protetta dal Gigante che Dorme, il Gran Sasso, e guarda il mare da 450 metri di altezza. Non a caso, questa piccola e granitica cittadina fu scelta da Margherita d’Austria come sede della più importante Regia Scuola di Arte e Cucito. La tradizione del ricamo, della pazienza e dell’estetica accortezza sembra aver cesellato ogni angolo dell’architettura della cittadina: dal Duomo al Monastero dei Cappuccini, alle Chiese (l’Annunziata, San Domenico e le altre, una più bella dell’altra), alle porte, ai parchi. Una sosta al museo Diocesano ed al G.B. Leopardi per approfondire la storia , il cammino dell’arte e della tradizione continua per il viale San Francesco, da cui è possibile ammirare la Porta che, tramite corso Alessandrini, che costeggia l’omonimo palazzo, affiancato dal barocco Palazzo Caracciolo con il suo incomparabile giardino nobiliare interno, sfocia nella piazza centrale, Luca da Penne. Il turista può effettuare delle piacevoli escursioni nei dintorni, potendo scegliere tra l’Appennino più alto d’Italia, il parco naturale di Penne accarezzato dal suo lago, abitato da lupi ed orsi, oppure le bianche spiagge della vicina Pescara.

Tante bollicine quante sono le impunture di un centrino, sembrano costeggiare continuamente il percorso dove la tradizione si tocca con mano. E, con questa stessa mano, è un’esperienza memorabile sfiorare antichi pizzi con la consapevolezza del loro valore storico, estetico e sociale.